lunedì 3 dicembre 2012

Mentalità (articolo pubblicato sul sito del Gan da Marcello Meringolo)


Mentalità
L’occidentale si pone un obiettivo e tende al raggiungimento del successo agognato impegnandosi  concretamente per realizzarlo.
L’orientale, parimenti, si pone un obiettivo e tende al raggiungimento del successo agognato impegnandosi concretamente per realizzarlo.
Ma, direte voi, è la stessa cosa per entrambi. Ed invece no. Cambia la mentalità:
l’occidentale si impegna si, ma è frustrato sino a che l’obiettivo non viene raggiunto, quindi, se l’obiettivo è alla portata,la frustrazione dura poco ma, se si tratta di un obiettivo  molto lontano a livello temporale o di prestazione o di carica onorifica, egli è in continua ansia e/o frustrazione per non essere la dove vorrebbe essere. Per esempio, se il mio obiettivo fosse il diventare Presidente della Repubblica, dovrei prima iscrivermi ad una forza politica, poi fare attivismo di partito, poi mettermi in lizza a livello locale, essere poi eletto a livello nazionale, diventare senatore ed infine farmi eleggere presidente, probabilmente 20 o 30 anni di impegno politico attivo e probabilmente ansiogeno, con la conseguenza che in tutti questi anni sarei continuamente frustrato dal dover iniziare dal distribuire volantini elettorali  (che considererei riduttivo per le mie aspirazioni) epreoccupato dal non essere ancora diventato il Presidente.
A livello sportivo, se il mio obiettivo è partecipare alle olimpiadi, sarò frustrato e preoccupato sino a che non leggerò la lista dei convocati da parte del CONI ( e vi assicuro che nella vela c’è chi stava per “dare di matto” durante  questa attesa).
Quindi, in conclusione, l’occidentale mira al risultato finale e non si accontenta del raggiungimento degli stadi  intermedi. Definiamo tale atteggiamento quale mentalità da concentrazione attiva basata sul raggiungimento del target.
L’orientale ha una mentalità completamente diversa che possiamo condensare nel detto “si va molto lontano un passo dopo l’altro” oppure, “ arriverò dove devo se ogni passo è nella direzione giusta”.
In altre parole, essi  si pre-occupano (non è un refuso, vuol dire che si occupano per tempo)di raggiungere l’obiettivo, impegnandosi perché ogni passo sia effettuato con la massima concentrazione e con il massimo impegno, anche se sono degli obiettivi da metà strada o addirittura da inizio, tale mentalità si definisce come concentrazione passiva basata sulla esattezza del metodo e fa sua l’assunto che, se faccio bene, in maniera vincente ogni passo, il risultato non potrà che essere positivo ed io sarò fiero di ogni passo nella direzione giusta, tralasciando di essere ansioso per il risultato finale che sarà l’ovvia conseguenza del fatto che tutti i passaggi intermedi sono stati eseguiti alla perfezione, immaginate un complesso problema di analisi matematica o di trigonometria, impegnatevi in ogni passaggio ed il risultato finale sarà ovvio: corretto. Lo studente occidentale sbircia il risultato posto alla fine dell’esercizio e poi si attiva per raggiungerlo, magari con qualche ….scorciatoia. L’orientale si impegna in ogni passaggio, godendo del fatto che lo sa affrontare al meglio e non si interessa del risultato finale, tanto… se ogni passaggio è corretto….
Be! Direte voi, chissà cosa c’entra tutto questo con le regate….c’entra, c’entra,
quanto tempo “perdete” per controllare gli stroppi, quanto tempo perdete per sgrassare l’opera viva della barca, e per controllare che lo stick non vi resti in mano (ovviamente quando siete primi), quanto sapete delle istruzioni di regata, con quanta cura avete pulito timone deriva ma, ancora, con quanto impegno fate le 20 partenza che gli istruttori vi propinano, le 50 virate e strambate e la teoria con i filmati del dopo allenamento, uffa, che p….in definitiva, quanto siete contenti di togliere l’albero  per  almeno 5 volte e grati, sottolineo grati, all’istruttore che vi arronza (termine marinaro)perché non fate tutto quello che vi dice di fare con il dovuto impegno?
Elvstromm  “perdeva” oltre 2 ore per preparare la sua barca prima di ogni allenamento e tutti lo,  prendevano in giro ma l’ultima medaglia olimpica, dopo tante, si è preso il lusso di vincerla a 50 anni, sul tornado, assieme a sua figlia, fate voi. Shumann, prima di mettere in acqua il suo soling faceva 4 ore di controlli a terra e noi lo chiamavamo il Maestro, anche se continuavamo a preparare la barca in non più di mezz’ora. Ovviamente loro erano dei  campioni, noi, al massimo, dei  comprimari.
Quindi, per finire questo primo approccio, ogni cosa che fate che è attinente all’optimist è importante, mai pallosa, ogni minuto che impegnate per la preparazione di una regata è essenziale ed ogni giorno in cui vi pre- occupate degli impegni internazionali deve darvi soddisfazione per il fatto stesso di aver dato il massimo in questo piccolo  passo che vi porterà a risultati inimagginabili, nel senso che non dovete neanche nominarli, tanto, se fate tutto bene  sono li, vi aspettano.
Concretamente, puntate ai mondiali, bene, pre- occupatevi di ciò cominciando dagli stroppi e gioite se l’istruttore ve li fa rifare: avete fatto un passo nella direzione giusta.
Alla prossima
G.B.
Fonte Sito del Gan, articolo postato da Marcello Merignolo

Nessun commento:

Posta un commento